L'uomo senza cappello e la donna con le scarpe grigie
Capitolo 5
L'uomo senza cappello era nello spogliatoio, insieme ad altri uomini silenziosi come lui, e si stava infilando i pantaloni della tuta. Si era lasciato convincere a partecipare a una serata di presentazione di un corso di teatro da un collega che gli aveva sporto un volantino. - Vieni, che ti diverti per una sera, e se ti piace poi continui il corso, io è già due anni che ci vado. E poi conosci gente interessante, donne interessanti. - Il collega concluse la frase con un sorriso malizioso. In effetti non fu il volantino a convincerlo, ma le donne interessanti. Non era sicuro di quali caratteristiche dovesse avere una donna per risultare interessante, e forse era proprio per scoprirlo che aveva deciso di partecipare.
Entrò nella palestra, cercò una sedia defilata, ma queste si erano astutamente poste in cerchio: non aveva scampo, doveva sedersi nell'unica, interminabile prima fila. Non era il primo, c'era già una donna seduta, e lui scelse la sedia diametralmente opposta alla donna. Questa aveva la testa bassa, stava leggendo, forse per l'ennesima volta, quello che sembrava essere il volantino di invito alla serata. L'uomo si guardava intorno, sbirciando le facce delle persone che, sgranate, entravano con la tuta d'ordinanza nel salone della palestra, prima sedendosi sulle sedie alle due metà opposte rimaste tra lui e la donna, poi a metà dei quarti di cerchio, poi degli ottavi: ognuno cercava di mettere la massima distanza possibile tra sé e chi era già seduto, solo chi era in coppia stava compatto e bisbigliava fittamente per creare una rete di protezione tra sé e gli sconosciuti. La donna, nel frattempo, continuava a leggere con voracità e interesse il volantino, senza alzare gli occhi dalle poche lettere stampate sulla carta.
L'uomo guardava intorno a sé la palestra, le spalliere, le persone, il pavimento, le sedie: qualsiasi cosa gli sembrava fosse degna di essere ammirata e studiata in tutti i dettagli: si sentiva come un extraterrestre che dovesse decodificare tutti i simboli di una civiltà sconosciuta e imparare ogni cosa avesse a che fare con oggetti mai visti prima. L'uomo maledisse di non avere portato un libro, un giornale, almeno il volantino, in modo di potersi nascondere dietro l'interesse spasmodico per qualcosa di meno insensato che una banale sedia di metallo e legno.
A un tratto un ricordo gli esplose nel cervello: la donna di fronte a lui, quella con gli occhi sul volantino, era la donna con le scarpe grigie. La donna dell'incidente, ma anche e specialmente la donna dell'ufficio postale. Ora la guardava insistentemente, cercando di farsi notare senza farsi notare: erano mesi che non pensava più alla donna dell'ufficio postale, e il rivederla gli fece provare una sorta di sensazione di tenerezza, ma non riaccese in lui la passione che invece era stata incontenibile durante la mezz'ora in coda, a contatto con lei. La donna, invece, non dava cenni di essersi accorta di avere intorno degli esseri umani, essendo attratta unicamente dal foglietto che aveva tra le mani.
Entrò, con un ritardo sopportabile, l'attore che avrebbe tenuto il corso quella sera: parlava di teatro, si muoveva con grazia, faceva ridere le signore e interrogava scherzosamente il pubblico. Poi iniziarono gli esercizi: qualcosa per coinvolgere i partecipanti, per far loro provare l'emozione del palcoscenico, per dar loro almeno la sensazione della ricchezza della recitazione. L'uomo senza cappello venne chiamato insieme alla donna con le scarpe grigie in mezzo al cerchio.
L'attore parlò.
- Come ti chiami?
- Melania - disse la donna. Non era il suo vero nome.
- E tu?
- Io, Arturo - rispose l'uomo. Neanche questo era il suo vero nome.
- Bene, Melania ora dovrai fare una dichiarazione d'amore appassionata ad Arturo, dovrai sedurlo, raccontargli del tuo struggimento, cantargli una serenata, giurargli amore eterno, fare qualsiasi cosa pur di commuoverlo e convincerlo della sincerità del tuo sentimento. Arturo, inizialmente dovrai avere dei dubbi su di lei, via a via poi ti convincerai che ti ama davvero, infine accetterai il suo amore, e proporrai a Melania di sposarti. A questo punto, Melania, te ne andrai via ridendo e abbandonando Arturo sul posto. Tenete conto che l'improvvisazione teatrale è una tecnica molto complessa, e attori bravissimi spesso non sono in grado di improvvisare in modo credibile, ma è un esercizio importante da fare, perché permette di sciogliere le proprie inibizioni di fronte al pubblico, infatti l'attore, specialmente quello non professionista, mette una buona parte di sé stesso in un esercizio del genere. Quindi, non preoccupatevi per la qualità del risultato, ma pensate a divertirvi. Ora tocca a voi, ragazzi.
La donna dalle scarpe grigie sembrava infastidita, ma non era chiaro se il fastidio fosse per il fatto di dovere rappresentare pubblicamente una scena di seduzione oppure per dovere sedurre l'uomo senza cappello. Iniziò a muoversi goffamente intorno all'uomo, inquieta e nervosa, senza guardarlo in faccia, come se fosse un palo. E lui, in effetti, era un palo: l'uomo non seguiva neanche con lo sguardo la donna, ma rimaneva immobile in mezzo al cerchio di sedie.
- Arturo, mio dolce cavaliere, vorrei raccontarvi cosa penso di voi, cosa vorrei da voi, sedetevi Arturo, e ascoltatemi in silenzio. E non mi rinfacciate la sfacciataggine, forse riuscirò a spiegarvi le mie ragioni.
L'attore portò una sedia e l'uomo si sedette.
- Arturo, voi non lo sapete, ma io non dormo la notte pensando a voi. Siete ignaro dei miei sentimenti, ma è giunto per voi il momento di conoscerli. Le nostre vite si incrociarono tre volte nel passato: una prima volta al mercato annuale dei buoi, dopo le feste per il raccolto, quando il vostro gruppo di cavalieri si mischiò col mio gruppo di damigelle, ma noi non incrociammo i nostri sguardi, non mischiammo le nostre parole. Una seconda volta le nostre vite si toccarono, sulla via per la capitale, quando ebbimo un diverbio perché le nostre cavalcature si urtarono, e il vostro contegno non fu davvero cavalleresco, e non fu un'occasione dove vi ricopriste di onore. Ma fu al terzo rintocco che capii finalmente il vostro animo, il momento in cui vi vidi con occhi nuovi, in cui riusciste ad aprire e toccare il mio cuore: fu in Spagna, quando voi difendeste il pacifico viandante musulmano dagli attacchi di cristiani malvagi. Io ero appostata su una torre non lontano, e ammirai il vostro coraggio. Ora, a quest'animo grande, e a dispetto delle consuetudini che vogliono la dama in attesa della proposta del cavaliere, io dichiaro la mia ammirazione e il mio favore. Io, cavaliere, in questo momento vi dichiaro il mio amore.
L'attore annuiva soddisfatto con il capo alle parole della donna, mentre l'uomo senza cappello scoprì finalmente dove aveva già visto il volto della donna: alla festa dei funghi, e si ricordò vagamente anche della volta in cui aiutò l'uomo aggredito dai ragazzi. Era confuso, non si aspettava che la rappresentazione potesse prendere quella strada, così personale, non gli fu perciò difficile interpretare l'uomo sorpreso dalle parole della donna.
- Su Arturo, tocca a te ora.
- Voi mi imbarazzate, donna Melania, e dimostrate di conoscere di me molte cose che io stesso avevo dimenticato. Da molto tempo le nostre vite, dunque, si intrecciano, e finalmente oggi si stringono in un nodo. Ma un altro fatto desidero aggiungere alla nostra storia: un quarto incontro tra di noi, di cui voi forse non siete a conoscenza. Eravamo alla locanda del corriere, in attesa di arrivare al banco dove pagare le tasse, ed ecco io stavo dietro di voi. La calca, il caldo, la vostra bellezza, tutto mi trascinava verso il vostro corpo morbido. E io non seppi resistere alla vostra magia, e mi lasciai trasportare dal dolce flusso dei sensi, fino a che voi non mi foste portata via dalla folla e dal destino. Da allora vi desidero, da allora vi cerco, ed eccovi finalmente qui. Anch'io desidero dichiararmi in questa occasione: Melania, io vi amo, io desidero sposarvi.
La donna con le scarpe grigie si confuse. Sapeva che sarebbe stata l'oggetto di una dichiarazione di amore e di un'offerta di matrimonio, era parte del gioco. Ma era la prima volta che la dichiarazione d'amore le veniva fatta da un cavaliere, seppure in tuta, e con linguaggio forbito, e la prima volta che le si offriva il matrimonio, e poi il ricordo della mattina alla posta, di quando si era lasciata trasportare in zone sconosciute della propria anima, le accese i sensi. Il labbro superiore ebbe un fremito, la vista le si annebbiò e una lacrima scese dall'occhio sinistro; non ebbe più coscienza di quale espressione avesse la sua faccia: per ciò che ne sapeva lei poteva sorridere o poteva sembrare disgustata: non lo sapeva, sentiva i muscoli facciali liberi come cavalli selvaggi. Di una cosa sola era sicura: la faccia le avvampava di sangue, e sentiva il rossore del volto scaldarle la pelle.
- Io. Voi. Cavaliere. Tasse. Sposarvi. Cavalcature.
L'uomo la guardava, l'avere rievocato il contatto con la donna lo eccitò e gli fece ritornare la sensazione di vuoto nello stomaco, come dopo che aveva inseguito inutilmente la donna per le strade. Però, adesso, poteva cercare di rimediare alla prima perdita, che temeva irreparabile.
- Noi. Amor sensuale. La mia bellezza. Arturo, mio cavaliere, sarebbe bellissimo se ci sposassimo.
- Stop, stop. Bravi, bravissimi, proprio niente male per essere la prima volta che recitate. Perché è la prima volta che recitate, vero? Complimenti, anche se i patti non erano questi: tu, Arturo, dovevi tergiversare, e tu, Melania, dovevi prendere in giro Arturo e non accettare l'offerta, ma va bene così, siamo degli improvvisatori o no? Bella l'idea di Melania di trasportare i due personaggi nel passato, la dama e il cavaliere, e bravo Arturo a seguirla, ad aggiungere un ulteriore tassello alla storia: questo è importante nell'improvvisazione teatrale: assecondare le invenzioni altrui e aggiungerci qualcosa di proprio, spostando l'attenzione del pubblico, e realizzando così una costruzione sempre più complessa. Ora potete sedervi ragazzi, grazie. Ci sono altre due persone che vogliono venire a provare a recitare?
La donna e l'uomo (vai al paragrafo 5.1) si avvicinarono incerti ai loro posti diametrali e si sedettero: era difficile per loro allontanarsi, dovere attendere la fine della presentazione per potere riavvicinarsi. Non ascoltarono più una parola di chi era intorno a loro, ma per fortuna non vennero più interpellati. Si guardarono ininterrottamente negli occhi per un'ora e mezza, quasi senza battere le palpebre, come se si scambiassero dei pensieri, come se stessero parlando fittamente, come se così potessero raccontarsi l'un l'altro. Di tanto in tanto si sorridevano.